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Quando il marketing non è etico: che cos’è il murketing

Che cos'è il murketing

No, non è un refuso e sì, si definisce proprio così: murketing.

Che cos’è il murketing?

Questa parola è l’unione delle parole “murky” (fumoso, vago, confuso) e “marketing”. Il murketing è l’insieme di strategie e pratiche di marketing poco trasparenti utilizzate per influenzare i consumatori fornendogli informazioni imprecise e approssimative per nascondere e dare un’idea diversa su com’è realmente il prodotto o servizio.

Il murketing è l’insieme di strategie di murketing poco chiare e trasparenti che cercano di trarre in inganno i consumatori.

Ecco, è questo il caso in cui davvero il marketing non è etico.

Attraverso attività di murketing, viene creata una certa immagine di questo prodotto o servizio che è appunto fumosa, che volontariamente mette in secondo piano le reali caratteristiche di ciò che si vuole proporre ai consumatori.

Quando ci chiediamo se le nostre attività di marketing sono etiche, chiediamoci come le facciamo, cosa diciamo. Perché non è il marketing in sé a non essere etico, è il come lo fai a renderlo corretto o meno.

Come funziona il murketing?

Il murketing sfrutta e calca su ambiguità e zone grigie della comunicazione per influenzare i consumatori invece che fornire informazioni trasparenti e chiare sui prodotti o servizi. Chiaramente, si tratta di pratiche controverse e di per sé poco etiche; di nuovo, non è il fatto in sé di voler vendere un prodotto o servizio che non è etico ma è la manipolazione della percezione che ne hanno i clienti, dargli informazioni veritiere e dettagliate, che fa la differenza.

È un po’ come per le pubblicità dei profumi… ambienti suggestivi, narrazioni un po’ evanescenti, elusive, scene romantiche e misteriose, il prodotto svelato solo alla fine. Beh, certo, è un profumo, come potresti farlo “sentire” attraverso uno schermo? E certamente sponsorizzare un profumo descrivendone di cosa è composto non è così appealing. È un perfetto esempio di come la linea di confine sia essa stessa ambigua.
È etico sponsorizzare un prodotto senza dire assolutamente nulla di quel prodotto? Cosa dicono le pubblicità dei profumi sul profumo in sé? Lavorano solo ed esclusivamente sull’immaginario, sulle emozioni, sull’aurea che creano intorno.

Murketing: esempi

Moltissime strategie di marketing viaggiano sul filo dell’ambiguità, a volte è necessario e a volte meno.
Cambiano però degli aspetti come il tipo di prodotto: quanto incide sul consumatore acquistare quel prodotto? Insomma, un profumo è un conto, un farmaco è un altro.

E infatti ci sono delle linee guida riguardo alla pubblicità su prodotti e servizi di alcune categorie sensibili, come in ambito sanitario.
Altre strategie poco trasparenti sono, per esempio, offerte speciali o sconti su prezzi che in realtà sono stati aumentati prima della vendita: il costo finale sarà così uguale o addirittura più alto di quello originale. Il succo è far sembrare l’offerta vantaggiosa ben sapendo che in realtà per i consumatori non lo è affatto.
Prodotti inseriti in film, serie o programmi televisivi senza che sia dichiarato esplicitamente che si tratta di pubblicità, per esempio il protagonista beve una specifica bevanda chiaramente riconoscibile. Questo può influenzare gli spettatori senza che loro si rendano conto di essere esposti a un messaggio pubblicitario.

… il product placement

Il product placement è proprio questo: una tecnica di marketing che consiste nell’inserire dei prodotti in film, programmi tv, video, videogiochi o altri tipi di contenuti. L’obiettivo è mostrare il brand o il prodotto in modo “naturale”, cioè inserito nel contesto, sfruttando la visibilità del contenuto stesso.
Può essere una strategia efficace poiché risulta meno intrusiva rispetto agli annunci pubblicitari dove il prodotto viene chiaramente mostrato in un annuncio. Invece, nel product placement il prodotto viene integrato nel contesto.
Può essere evidente e parte integrante della trama, oppure può essere inserito in maniera più sottile, come una bottiglia ben in vista su un tavolo. Spesso però non viene fatto in modo trasparente, non rendendo i consumatori consapevoli di essere esposti a una forma di pubblicità.

E online?

Un esempio abbastanza diffuso è quello di influencer che promuovono prodotti in modo non trasparente, ovvero non esplicitando che si tratta di una sponsorizzazione. Questo può portare gli utenti a considerare la recensione o in generale l’opinione come sincera – e non una sponsorizzata per la quale sono retribuiti. Ad esempio, pubblicare una foto in cui si indossa un paio di scarpe, si usa un prodotto o si usufruisce di un servizio senza specificare che si è pagati per farlo, facendo apparire la promozione come una scelta personale.

E per quanto riguarda il marketing per psicologi?
Qual è il limite? Dove comincia e dove finisce il marketing etico per psicologi?

Sai cosa davvero non è etico? Messaggi che promuovo cambiamenti, progressi, passi, irrealizzabili, codici di condotta manipolativi e lesivi del benessere delle persone con cui lavori, quello non è etico.

“Dimagrisci 7 chili in 7 giorni” non è etico; “Scopri come manipolare gli altri” non è etico; offrire una cura quando una cura non c’è, non è etico; incoraggiare comportamenti manipolativi o dannosi, non è etico. E via così.

Promuovere servizi professionali in modo non etico vuol dire violare i principi morali e i codici di condotta professionale; è altamente scorretto e controproducente per la professione.

Qua sta la vera e profonda differenza fra ciò che è etico e ciò che non è etico nel marketing.

Il messaggio e il modo devono rispettare le persone a cui sono diretti, non fare delle promesse o generare aspettative irrealistiche o false.
Il marketing per psicologi per essere etico non deve rispettare particolari linee guida. Quello che è già indicato nel Codice Deontologico non solo fa capo al buon senso che qualsiasi professionista dovrebbe avere nella sua pratica ma non dice nulla di diverso di quanto abbiamo detto fino ad ora.
Rispetto del paziente e del cliente, rispetto della propria categoria professionale.

 

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