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Perché il marketing per psicologi non è etico?

By 23 Febbraio 2024Marzo 10th, 2024Marketing per psicologi
Perché il marketing per psicologi non è etico?

Tra i dubbi e le paure principali che hanno gli psicologi nel promuoversi è che il marketing per psicologi non sia etico.
Comprensibile, non è una professionale come altre. Soprattutto se si lavora in ambito clinico, si ha a che fare con tasti delicati delle vite delle persone, con fragilità e aspetti molto intimi oltre che dati sensibili.

Ma la mia opinione su questo è che, implicitamente, noi psicologi facciamo una distinzione tra marketing tradizionale e marketing online: è quest’ultimo che ci incute più timore, che ci sembra meno etico.

Pochi credo si siano posti il problema se fosse etico o meno lasciare la propria brochure in uno studio medico, vero? Oppure avere dei bigliettini da visita. Oppure, quando c’era, avere i propri riferimenti su elenchi come Pagine Gialle (ok, questa è veramente vecchia, eppure c’era). Insomma, quello che voglio dire è che c’è un pregiudizio verso il mondo digitale. E sembra proprio che il marketing per psicologi non venga considerato etico.

Ma ti sei mai chiesto perché?
Perché pensi che il marketing per psicologi non è etico?

Questa domanda bisogna farsela perché si va alla radice del problema: non è il marketing per psicologi che non è etico; è che abbiamo paura di qualcosa che non conosciamo.

Quando il marketing per psicologi non è etico

Avere paura di qualcosa che non si conosce è comune, molto comune. Ci succede mille volte per mille cose diverse. Soprattutto per le prime volte. Il primo esame, la prima discussione della tesi (a cui sappiamo ora che ne seguono molte altre).
Ma non solo nella vita professionale: la prima volta che prendiamo un aereo, la prima volta che stiamo con qualcuno.
Ciò che non conosciamo ci incute paura. E non c’è assolutamente niente di male.
Però dovremmo chiederci il perché, capire come scindere la paura dai fatti.

Se il marketing non è etico, allora non è etico nessuno dei brand che seguiamo?
Non è etico comprare nessun prodotto, che sia alimentare o che so, vestiario?

Ora penserai: ovviamente sono cose diverse, noi siamo psicologi, non biscotti.
Il lavoro degli psicologi ha implicazioni ben diverse dall’indossare una maglietta. Vero, in senso stresso. Falso, in senso ampio.
Biscotti troppo grassi sono poco nutrienti e possono danneggiare l’equilibrio di una dieta sana; la maglietta può essere prodotta senza rispettare i diritti di chi quella maglietta la realizza e potrebbe anche essere fatta di materiali scadenti che non ci fanno bene.
Allora in questo caso dov’è l’eticità?

Ogni lavoro ha le sue conseguenze. Ogni azione in realtà ne ha.

Non è il marketing che non è etico; è quello che c’è dietro che potrebbe non esserlo.

Tornando a noi psicologi, il marketing può essere etico e non etico, dipende da cosa fai e come lo fai.

Chiaro: il codice deontologico. Il primo spauracchio. Ma lo hai mai letto davvero, tutto? Leggilo qui, vedrai che non è così ‘brutto e cattivo’, anzi. E’ un testo meraviglioso che tutti noi psicologi dovremmo leggere più volte. Un testo che ci ricorda quanto valore ha ciò che possiamo fare.

Il marketing per psicologi non è etico quando vìola principi fondamentali ben espressi nel codice deontologico. Ma al di là di questo, quello che non è etico lo sai già e scommetto che sono cose che non ti appartengono – e non ci sarebbe nemmeno bisogno di stare qui a ripetertele.

Prometti risultati o ‘guarigioni’ in 10 giorni? Ovvero, crei aspettative false e irrealistiche che nulla hanno a che vedere con un percorso di supporto o terapia? Ecco, non penso proprio. Questo non è etico. Dichiarazioni che promettono “risultati garantiti o guarigioni” sono ingannevoli, poco rispettosi dei tuoi pazienti o clienti e non rispecchiano in alcun modo la natura stessa della professione.

Vìoli la privacy e la riservatezza dei tuoi pazienti o clienti? Divulghi informazioni personali e confidenziali? Pubblichi dettagli di casi specifici senza il consenso esplicito? Di nuovo: io non penso proprio.

Fai leva sulle vulnerabilità delle persone? Sfrutti fragilità emotive per attirare clienti? E’ parte integrante della professione il dovere di trattare le persone con rispetto. A me sembra la base, e a te?

Divulghi informazioni erronee sulla professione? Incluso su definizioni, trattamenti, consigli: condividi cose che hanno un fondamento o sono sbagliate o peggio potrebbero essere dannose? Ci metto la mano sul fuoco: la risposta è no. Anzi. Sarai fin troppo attento e meticoloso, forse a tal punto da paralizzarti ed evitare del tutto di pubblicare qualcosa.

Quando il marketing per psicologi è etico

E quindi, cosa rende il marketing per psicologi etico? Cosa ti fa star tranquillo su questo aspetto?

Potremmo ribaltare quanto detto sopra: in generale, il marketing per psicologi è etico quando rispetta i valori fondamentali della professione, dell’integrità, della competenza e della responsabilità; che poi è quello che dice il nostro codice deontologico.
Pratica etica e responsabile: è tutto qui. Si dà per assodato che un professionista – quale noi siamo – abbia un giudizio critico su ciò che fa.

Un marketing etico per psicologi si basa su diverse norme basilari. Prima di tutto, essere trasparenti riguardo alle modalità di trattamento, ai metodi utilizzati e alle aspettative realistiche, evitando dichiarazioni ingannevoli o promesse esagerate. Inoltre, deve rispettare rigorosamente la riservatezza dei pazienti, evitando la divulgazione non autorizzata di informazioni confidenziali. Un’altra caratteristica importante è il focus sull’educazione e l’informazione, cioè fornire risorse utili per la comunità allo scopo di diffondere conoscenza e consapevolezza sui problemi di salute mentale senza sfruttare le vulnerabilità delle persone. Infine, quando si utilizzano casi specifici come esempi, è essenziale ottenere il consenso informato dei clienti coinvolti per rispettare la loro privacy.

Nulla più.
Nel senso: è etico avere una presenza online. Anzi, è di cruciale importanza.

Perché gli psicologi pensano che il marketing non sia etico?

Non tutti gli psicologi ritengono che il marketing non sia etico. Rimangono però delle riserve su specifiche pratiche e azioni di marketing e questo per diverse ragioni.

C’è chi ritiene che il marketing sia incompatibile con la professione di cura dei pazienti, quindi proprio in generale che il marketing sanitario non sia etico (mh, perché però abbiamo questo dubbio relativamente alla psicologia e non, per esempio, per uno studio dentistico?).

Poi ci sono preoccupazioni relative a specifiche strategie di marketing. Per esempio: fare pubblicità è etico? Inviare newsletter? E’ etico avere una presenza sui social? E se sì, per dire cosa? Cosa si può dire e cosa no? E come si può farlo? Quale stile è più adatto?

Ci sono diversi livelli di preoccupazione a riguardo ma certamente ormai molti professionisti riconoscono l’importanza di promuovere i propri servizi con un approccio etico e trasparente.
Anche se sono fortemente sostenitrice della validità del marketing per psicologi, apprezzo molto il fatto che nella comunità ci sia un dibattito su questo. La trovo espressione di rispetto per la propria professione, di cura e attenzione massima a ciò che si fa e perché lo si fa.

Quali sono le paure che hanno gli psicologi nel promuoversi online? 

Direi che ognuno ha le sue; le paure sono così: un po’ uguali per tutti, un po’ uniche.
Volendo raggruppare le principali:

Venditore della Folletto
Hai paura di sembrare un “venditore”, un po’ come quei venditori porta a porta che spingono per proporti qualcosa, che sono insistenti e anche inconsistenti. E questo ti crea la paura di essere percepito come poco professionale o di “venderti” come fossi un vestito al mercato dove si urla e si strepita; ma tu sei un professionista

Timore del giudizio
Il tuo, quello dei colleghi e quello delle persone che ti seguiranno. E se sembro scemo o ridicolo? Se i colleghi mi prenderanno per cretino e poco professionale? Le persone si fideranno di me come professionista?

Mancanza di competenze
“Non lo so fare”. La mancanza di competenze specifiche nel marketing è un’altra fonte di ansia e paura. Torniamo al discorso della paura delle cose che non conosciamo; c’è il timore di fare errori o adottare approcci inappropriati. La mancanza di competenze tecniche viene percepito come un altro ostacolo. Basta conoscerle le cose, appunto, e si riveleranno per quello che sono: qualcosa di approcciabile, che magari ti farà anche divertire

Rapporto col denaro
Cosa sto vendendo? Mi sto vendendo? Sono psicologo psicoterapeuta, ho studiato anni e ora divento un prodotto al banco del pesce? Poi: lavoro con la salute mentale, magari mi faccio già problemi irrazionali ma molto presenti sul farmi pagare, e mi metto a promuovermi? Nell’ambito della salute mentale, che tradizionalmente è vista come una professione di cura, il rapporto coi soldi è sempre stato complesso.
Qui la preoccupazione riguarda la percezione che cercare di ottenere clienti possa essere più orientato al profitto che alla cura dei pazienti.

La cosa importante è affrontare queste preoccupazioni cercando di bilanciare la necessità di promuoversi con il rispetto dei principi etici della professione.
Quindi sì, gli psicologi possono avere preoccupazioni specifiche durante la promozione dei propri servizi attraverso canali digitali.

Ma tu comunque pensaci. Chiediti perché pensi che il marketing per psicologi non sia etico.
Lascia stare le paure, cerca di darti le risposte più concrete possibile.
Vedrai che le paure si scioglieranno e ti sentirai più libero.

Ma soprattutto: usa la tua testa.
Non farti dire dagli altri se una cosa è giusta o non è giusta per te.
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Puoi trovare anche altri contenuti nella mia rubrica di Psicologia Digitale su Stateofmind.it e su Agenda Digitale.
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Image credits Freepik.

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