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Perché gli psicologi non si vedono come imprenditori

By 13 Luglio 2023Marzo 10th, 2024Marketing per psicologi
Perché gli psicologi non si vedono come imprenditori

Cosa vuol dire essere imprenditori?
In senso stretto, un imprenditore ha una o più attività di carattere commerciale, è qualcuno che ha una o più imprese volte alla produzione o allo scambio di beni o servizi.
Però, nel senso comune, nella cultura attuale, quindi in quello spazio di tempo e pratica che viene prima del passaggio da prassi a definizione da vocabolario, insomma, per come lo intendiamo davvero oggi include qualcosa di più e qualcosa di diverso.
Avrete letto in molte bio sui social – ma anche in articoli – definizioni come “imprenditore digitale”, che a guardar bene nel 95% dei casi è una etichetta che ci si è auto affibbiati per dire che si ha un’attività digitale.

Perché questo preambolo?
Perché questo ampliamento della definizione ci riguarda.
Perché essere imprenditori vuol dire soprattutto avere un mindset, una mentalità che guarda avanti, proattiva, che è indirizzata alla crescita, allo sviluppo. Vuol dire non chiudersi nella propria stanzetta ma aprirsi e voler costruire qualcosa, qualcosa che cresce non solo economicamente ma anche in termini non materiali: la nostra realizzazione personale.

Abbracciare il proprio potenziale, sentirsi come imprenditori

Non è facile. Ho notato che molti colleghi hanno un rapporto poco sereno con i soldi, col farsi pagare, col dare valore a quello che fanno. Che, in un certo senso, è quello che sono: professionisti ampiamente formati.

Troppo spesso ci si focalizza sulle capacità terapeutiche e si mettono in secondo piano gli aspetti commerciali della pratica.
Perché? Quali fattori psicologici potrebbero influenzarci? Quali credenze, percezioni e motivazioni? Perché è importante rendersene conto?

  1. La formazione clinica
    Il percorso formativo (salvo rare eccezioni e comunque recenti) dà ampio spazio alle competenze cliniche ma poco o nulla alla gestione aziendale e all’imprenditorialità. La formazione accademica è di solito molto approfondita e rigorosa, attenta e accurata, soprattutto in ambiti come quello clinico. Questa enfasi sulla formazione clinica tralascia l’importanza di acquisire concetti legati al business e conoscenze fondamentali necessarie per far crescere e consolidare una pratica di successo. Ed è per questo che ci sentiamo impreparati, insicuri e scoraggiati quando si tratta di gestire efficacemente l’aspetto commerciale della professione.
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  2. La mancanza di modelli
    Alla mancanza di formazione adeguata si aggiunge la mancanza di modelli ed esempi. L’assenza di storie di successo condivise fa passare il messaggio che vedersi come imprenditori, come professionisti che mandano avanti un’attività, sia qualcosa di lontano da noi. La mentalità imprenditoriale si raggiunge anche guardando gli altri e le storie di successo che diventano fonte di ispirazione e guida.
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  3. La percezione di non avere competenze
    Dalla mancanza di formazione e di modelli deriva il senso di inadeguatezza, la credenza di non avere le competenze e che, del resto, siano lontane da noi, come se si trattasse di mondi che non si incontrano, abilità distinte, addirittura contrarie al campo di azione principale.
    Queste credenze, il pensare che ci sia un divario intrinseco, una distanza incolmabile tra queste aree porta al non sentirsi capaci di assumere (anche) un ruolo imprenditoriale.
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  4. L’identità professionale
    La figura dello psicologo è strettamente legata ad una narrazione dominante.
    Secondo questa narrazione gli psicologi sono guidati da un genuino desiderio di aiutare gli altri, di avere un impatto positivo, sono focalizzati e attenti al benessere dei loro pazienti che seguono con attenzione, compassione e altruismo. Ok, questo è certamente vero. Ma non siamo asceti, non siamo entità divine e soprattutto immateriali. Siamo persone con dei bisogni e dei diritti. Tra cui considerare e far considerare quello che facciamo un lavoro, non un percorso verso la santità.
    Questa immagine ci perseguita, lo vediamo nella vita di tutti i giorni, con le battute che ci fanno amici e conoscenti, sempre le stesse da che ho memoria.
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  5. Le aspettative di ruolo
    Le aspettative altrui vanno a braccetto con le aspettative che alla fine ci creiamo noi stessi.
    Iniziamo a credere che il guadagno sia incongruente con i valori della professione. Ci occupiamo di salute mentale, abbiamo a che fare con persone che per definizione sono in difficoltà se si rivolgono a noi. Ci sentiamo in colpa a chiedere in cambio qualcosa.
    L’identità professionale è anche questo, quello che noi crediamo della nostra professione, anche in maniera implicita.
    Prendere in considerazione di adottare un approccio imprenditoriale può essere considerato come minaccia all’integrità e all’etica.
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  6. La visione dell’imprenditorialità
    Attribuiamo grande importanza al mantenimento degli standard etici e alla conservazione dell’integrità della relazione terapeutica. Ed è giusto così. L’introduzione di elementi legati al business può suscitare preoccupazioni circa la possibilità di compromettere il processo terapeutico o di essere percepiti come motivati dal guadagno piuttosto che dal benessere del cliente. La parola “imprenditorialità” infatti a volte è associata negativamente ad attività poco trasparenti. Se abbiamo aspettative di ruolo della professione come esclusivamente rivolta a fornire cure compassionevoli e aiutare le persone a migliorare il loro benessere mentale va da sé che l’’idea di adottare un mindset imprenditoriale può sembrare incompatibile con questi valori fondamentali.
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  7. La reputazione
    Vale per tutti, la reputazione è importante. Come ci vedono gli altri, affetti, colleghi, pazienti, clienti, è molto importante. La reputazione si fa fatica a costruirla e ci vuole un attimo a demolirla.
    La paura di danneggiare la nostra reputazione può abbattere ogni velleità di abbracciare il nostro lato imprenditoriale.
    Vale per tutti e per tutte le categorie, a maggior ragione se quello di cui ci occupiamo è così delicato ed intimo e riguarda entrare nelle sfere più private e fragili delle persone.
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Ma perché dovremmo vederci come imprenditori?

  • Assumere il controllo

    Abbracciare una mentalità imprenditoriale vuol dire essere padroni del proprio destino professionale, plasmare la pratica in base alla nostra visione, ai nostri valori, ai nostri obiettivi.

  • Pensare fuori dagli schemi

    L’adozione di una mentalità imprenditoriale incoraggia a pensare fuori dagli schemi, ad esplorare nuove tecniche e sviluppare soluzioni innovative per soddisfare richieste in continua evoluzione.

  • Far crescere l’attività

    Lo sviluppo di capacità imprenditoriali fornisce gli strumenti per gestire efficacemente gli aspetti commerciali, avere idee per promuoversi efficacemente, offrire qualcosa di unico e differente ai pazienti e clienti.

  • Ampliare l’impatto

    Il mindset imprenditoriale porta a massimizzare l’impatto: consente di attrarre e fidelizzare i clienti, raggiungere un pubblico più ampio, diffondere conoscenze, avere visibilità.

Sbloccare il potenziale

Superare i blocchi di mindset che ci impediscono di vederci come imprenditori, come professionisti a tutto tondo, ci impedisce di riconoscere e sviluppare il nostro potenziale; ci tarpa le ali, ci impedisce di crescere.
È importante riconoscere questi fattori e affrontarli riformulando la visione che abbiamo di noi stessi e della professione.
Comprendendo e superando queste barriere possiamo sviluppare una mentalità imprenditoriale e sfruttare le nostre capacità per creare pratiche di successo e sostenibili.

 

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Puoi trovare anche altri contenuti nella mia rubrica di Psicologia Digitale su Stateofmind.it e su Agenda Digitale.
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Image credits RawPik.

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