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Blended learning: cos'è e come funziona | PSICOVAGO

Blended learning: cos’è e come funziona

By 13 Novembre 2020 Psicologia sociale
Photo by Element5 Digital on Unsplash

Modalità di apprendimento ibrida, il blended learning combina gli approcci classici con l’utilizzo della tecnologia.

Ne abbiamo parlato qui: didattica a distanza e scuola digitale non sono la stessa cosa.
Metodi tradizionali e digitali non sono in opposizione né in sostituzione l’uno dell’altro. Integrare la tecnologie con approcci più classici e consolidati può potenziare l’esperienza di apprendimento, arricchendola.

 

Cos’è il Blended Learning

Il blended Learning, apprendimento misto o ibrido, è un metodo di insegnamento che integra la didattica a distanza (o DAD) con le tradizionali attività in classe condotte da un insegnante o un formatore, offrendo agli studenti maggiore flessibilità per personalizzare il proprio percorso di apprendimento.

Non si tratta di una fusione ma di tipologie di apprendimento diverse e complementari che permettono di coniugare i vantaggi di entrambe.

E’ molto più diffuso di quanto si creda: pensiamo all’e-learning e ai corsi di aggiornamento aziendali, a tutti i webinar e lezioni svolti online, anche quelli di piacere come corsi per lo sviluppo personale. Già prima della pandemia si stavano affermando queste metodologie in tutte le sue varianti, ibride o full digital.

Le quattro tipologie di blended learning

Quattro sono le tipologie di blended learning secondo il Christensen Institute:

  • rotation model
  • flex model
  • à la carte model
  • enriched virtual model
Rotation model, o modello di rotazione

E’ un modello ibrido in cui l’apprendimento avviene sia in classe dal vivo, sia online, sia attraverso l’utilizzo di dispositivi digitali. Viene detto ‘di rotazione’ appunto perché è un modello misto in cui si alternano con pesi variabili le diverse forme di apprendimento.

Tra i rotation model abbiamo lo station rotation model, in cui in classe ci sono postazioni con dotazione sia per insegnamento standard che e-learning; lab rotation model, in cui le classi per l’insegnamento standard e quelle per l’e-learning sono due ambienti separati; flipped classroom model, dove l’e-learning ha un peso maggiore rispetto alla didattica tradizionale e la classe rimane il luogo dove confrontarsi vis à vis con l’insegnante o in caso di test o prove; infine l’individual rotation model, in cui la rotazione tra classe tradizionale e virtuale avviene sulla base di un programma di apprendimento personalizzato.

Flex model, il modello flessibile

La flessibilità di questo modello risiede nello spaziare in maniera varia e a seconda delle esigenze tra didattica online e offline. A seconda delle capacità degli studenti si può approfondire alcune aree o moduli di apprendimento, sia in aula che online, spaziando tra nozioni, abilità e integrazioni.

A’ la carte model, il modello personalizzato

E’ un modello in cui lo studente può scegliere e costruire in modo autonomo il suo piano di studi composto di sessioni online e di altre in presenza. E’ importante notare che in questo modello una quota dell’apprendimento deve avvenire in presenza con compagni e insegnante, anche se il livello di individualizzazione è molto alto.

Enriched virtual model, il modello virtuale potenziato

Questo modello prevede che il corso di studi si possa ultimare totalmente online con sessioni in presenza concordate con l’insegnante. Quest’ultimo punto è fondamentale perché una quota, se pur marginale, di apprendimento dal vivo è di solito obbligatoria anche in questo tipo di corsi da remoto.

 

Blended learning: altri modelli di applicazione

Per altri (vedi qui)  i modelli di blended learning dovrebbero essere suddivisi sulla base dei bisogni a specifici a cui rispondono: è enabling se il ricorso al blended learning deriva dall’impossibilità di accedere ad altre forme di apprendimento vis à vis e quindi il ricorso all’online fa da facilitatore; enhancing se l’e-learning va non solo a supportare ma a potenziare e arricchire l’offerta formativa già in essere; transforming quando l’uso della tecnologia porta a modi nuovi e innovativi di apprendere, come nell’utilizzo della virtual reality.

Secondo il NIIT, l’apprendimento misto può essere classificato in tre modelli: skill-driven learning, attitude-driven learning, competency-driven learning a seconda dello scopo e delle abilità, dei comportamenti e competenze che si vogliono far sviluppare.

 

Lo studente al centro del progetto educativo

Come abbiamo visto, modalità di applicazione sono molteplici: la forza del blended learning sta proprio nella centralità dello studente che ha al suo servizio per il suo percorso di apprendimento anche le nuove tecnologie che non si sostituiscono ma si aggiungono alle metodologie tradizionali. Questo arricchisce l’esperienza formativa che diventa più stimolante, varia, incrementa i tassi di successo, il coinvolgimento degli studenti e le tempistiche di apprendimento, fornendo alta flessibilità.

 

Puoi trovare anche altri contenuti nella mia rubrica di Psicologia Digitale su Stateofmind.it.

 

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